Matricaria chamomilla — capolini fioriti — Wikimedia Commons CC BY-SA

Classificazione tassonomica e nomenclatura

La camomilla comune appartiene alla famiglia delle Asteraceae (Compositae), una delle famiglie botaniche più ricche di specie officinali:

  • Famiglia: Asteraceae (Compositae)
  • Tribù: Anthemideae
  • Genere: Matricaria L.
  • Specie: Matricaria recutita L. (1753)

Il sinonimo più diffuso in letteratura è Matricaria chamomilla L., ancora in uso in numerose farmacopee e monografie. La denominazione in italiano oscilla tra camomilla comune, camomilla tedesca e camomilla vera. La distinzione rispetto alla camomilla romana (Chamaemelum nobile (L.) All.) è importante sia tassonomicamente che fitochimicamente, poiché le due specie hanno profili di olio essenziale sostanzialmente differenti.

Morfologia

La camomilla comune è una pianta erbacea annuale (o biennale nelle condizioni climatiche più miti) con fusto eretto, cavo, striato, alto 15–50 cm. Le foglie sono alternate, bipennatosette, con lacinie filiformi, prive di picciolo. L'odore caratteristico, che ricorda la mela, è percepibile sfregando le foglie e i capolini.

I capolini sono portati singolarmente su peduncoli allungati. Ogni capolino è composto da fiori ligulati periferici bianchi, che tendono a rivolgersi verso il basso a maturità, e da fiori tubulosi centrali gialli. Il ricettacolo è conico, vuoto internamente (carattere diagnostico che distingue M. recutita da Chamaemelum nobile, il cui ricettacolo è pieno e paleaceo).

La fioritura in Italia avviene tra aprile e luglio, con variazioni di circa quattro settimane tra zone costiere e zone di collina. I frutti (acheni) sono privi di pappo, piccoli e costolati.

Distribuzione e presenza in Italia

La camomilla comune è diffusa in tutta l'Italia peninsulare, nelle isole maggiori e in molte zone alpine. Si incontra come infestante nei campi coltivati, lungo i bordi stradali, nelle aree disturbate e nelle incolture. La presenza è più abbondante nelle pianure dell'Italia settentrionale (pianura padana) e nei fondovalle dell'Appennino centrale.

La coltivazione a scopo produttivo è praticata soprattutto in Abruzzo, Marche e Umbria. Le province di Chieti e Pescara ospitano alcune delle più importanti aziende italiane specializzate nell'essiccazione e nel confezionamento di camomilla per infuso. L'Italia importa inoltre significative quantità di droga secca da Argentina, Egitto e Repubblica Ceca per soddisfare la domanda interna.

Composizione fitochimica dei capolini

La droga officinale è costituita dai capolini essiccati (Matricariae flos, Ph. Eur. 10.0). La composizione fitochimica è tra le più studiate nel campo delle piante officinali europee:

  • Olio essenziale (0,25–1,5% nella droga secca): contiene α-bisabololo e i suoi ossidi (α-bisabololo ossido A e B), (–)-α-bisabololo come componente principale nei cloni più selezionati, e chamazulene (1,5–15%), un sesquiterpene di colore blu intenso responsabile del caratteristico colore dell'olio distillato;
  • Flavonoidi (1–3%): apigenina-7-glucoside come componente principale, con luteolina, quercetina e i rispettivi glicosidi. L'apigenina è il flavonoide più studiato farmacologicamente;
  • Mucillagini (10%): polisaccaridi idrosolubili che contribuiscono alle proprietà demulcenti degli infusi acquosi;
  • Acidi fenolici: acido caffeico, acido clorogenico e derivati;
  • Cumarine: erniarina e umbelliferone, presenti in quantità modeste.

La farmacopea europea distingue due tipi di droga: il tipo "tedesco" con alto contenuto di α-bisabololo (varietà selezionate) e il tipo comune con contenuto variabile. La Pharmacopoea Europea richiede un contenuto minimo di olio essenziale dello 0,4% (v/m) e un minimo di chamazulene nel range specifico per la cultivar dichiarata.

Utilizzi erboristici documentati

L'impiego terapeutico tradizionale della camomilla in Europa ha radici medievali documentate: figure come Hildegard von Bingen (XII sec.) e i testi del Cod. Vindobonensis ne descrivono l'uso per disturbi gastrointestinali e dell'umore. In Italia, la camomilla è ancora oggi il secondo prodotto erboristico per volumi di vendita, dopo il ginseng.

L'EMA, tramite il Comitato per i medicinali a base di piante (HMPC), ha approvato le seguenti indicazioni per l'uso tradizionale:

  • alleviamento sintomatico di lievi disturbi gastrointestinali (crampi, meteorismo, flatulenza) — uso orale;
  • alleviamento sintomatico di lievi infiammazioni cutanee e irritazioni delle mucose — uso topico;
  • alleviamento sintomatico di lievi irritazioni del cavo orale e della faringe — risciacqui e gargarismi.

La documentazione di impiego tradizionale supera ampiamente i 30 anni richiesti dalla Direttiva 2004/24/CE. Le monografie EMA e ESCOP costituiscono i principali riferimenti normativi per il mercato europeo degli integratori a base di camomilla (EMA — Matricariae flos).

Aspetti produttivi e mercato italiano

Il mercato italiano degli infusi di camomilla è il più grande d'Europa in termini di consumo pro capite. Secondo dati IRI e Nielsen (2022–2023), ogni italiano consuma in media oltre 30 tazze di camomilla all'anno. La droga commercializzata in Italia proviene prevalentemente da produzioni estere standardizzate, mentre la camomilla italiana di qualità superiore (es. IGP in discussione per alcune produzioni abruzzesi) occupa un segmento di nicchia orientato al canale erboristico specializzato.

Sul fronte degli estratti, le industrie farmaceutiche italiane e i produttori di nutraceutici utilizzano estratti secchi standardizzati in apigenina, acquistati principalmente da fornitori tedeschi e cechi, per la formulazione di integratori nel segmento stress, sonno e benessere digestivo.

Fonti e riferimenti

Nota: Le informazioni contenute in questa scheda hanno esclusivo carattere botanico e documentale. Non costituiscono indicazioni terapeutiche. Per qualsiasi utilizzo a scopo medico delle piante officinali, rivolgersi a un professionista sanitario abilitato.